Storia della cornamusa

 

 

Bagpipes, cornamusa scozzese
Un piper del passato

Con il termine generico “cornamuse” si intende una grande famiglia di strumenti musicali che conta oltre un centinaio di esemplari diversi, dal momento che molti Paesi hanno più modelli di cornamusa tradizionale.

 

In Scozia, per esempio, oltre alla cornamusa che suoniamo noi, ovvero la celeberrima Great Highland Bagpipe, esistono anche altre cornamuse sia di tradizione antica che di recente invenzione, come la Scottish Smallpipes, la Border Pipes (chiamata anche Lowland Pipes e Reel Pipes), l’Highland Musette e la Folk Pipes, dalla forma differente ma dal suono spesso molto simile, al punto che alcune di loro di fatto possono essere considerate varianti dello stesso strumento.

 

 

È importante però sapere che, malgrado la loro grande varietà, tutte le cornamuse condividono un’origine comune. Secondo le conoscenze attuali infatti questi strumenti sono comparsi per la prima volta più di duemila anni fa nel bacino del Mediterraneo.

 

La prima cornamusa di cui si hanno notizie sicure vide da luce durante l’Impero Romano: si trattava della Tibia Utricularis, uno strumento quasi certamente suonato anche dall’imperatore Nerone. Sappiamo però che già i Romani ritenevano la loro cornamusa di origine Greca o Etrusca, quindi la nascita di questi strumenti è con ogni probabilità più antica della civiltà romana.

 

Partendo dal bacino del Mediterraneo nel corso dei secoli l’impiego delle cornamuse si estese a tutta l’Europa, a buona parte dell’Asia e anche del Nord Africa. Inizialmente questi strumenti prevedevano solamente una sacca e una o al massimo due canne per la melodia. Durante il Medioevo si iniziarono ad aggiungere i bordoni, in numero sempre crescente col trascorrere del tempo e in base allo strumento. Al contempo ogni popolazione sviluppò un proprio modello di cornamusa, fino ad arrivare agli strumenti attuali.

 

Per quanto ci riguarda, secondo alcuni storici le cornamuse potrebbero essere giunte in Scozia al seguito dei Celti o dei Romani. Purtroppo però non abbiamo nessun tipo di prova circa la presenza delle cornamuse sul suolo scozzese in tempi così antichi. Il primo testo che ne parla risale infatti al 1396, ed è un resoconto della battaglia del North Inch of Perth, all’epoca appena combattuta. Pochi anni prima si trova un accenno a proposito delle cornamuse in territorio britannico nei “Racconti di Canterbury”, scritti da Geoffrey Chaucer a partire dal 1387 circa. In questo caso però si parla dell’Inghilterra, non della Scozia.

 

La cornamusa fatata di Kinlochmoidart

Una controversa leggenda tramandata dal Clan Menzies vorrebbe che i resti di una cornamusa a lungo in possesso di tale clan e oggi conservata al West Highland Museum di Fort William risalgano almeno al 1314, dal momento che questo strumento sarebbe stato suonato durante la battaglia di Bannockburn. Qui siamo però nel campo delle leggende, e infatti a questa cornamusa è legata anche una suggestiva leggenda di fate, al punto che viene spesso chiamata “La cornamusa fatata di Kinlochmoidart”.

 

Rosslyn Chapel Angel with Bagpipes
L’angelo con cornamusa della Rosslyn Chapel

Per arrivare alla prima fonte iconografica scozzese di datazione sicura bisogna attendere il XV secolo: si trova nella celeberrima Rosslyn Chapel, costruita tra il 1456 e il 1460 e situata a Roslin, piccolo borgo poco a sud di Edimburgo. Sul capitello di una colonna all’interno della cappella, in prossimità dell’altare, è stata scolpita la figura di un angelo intento a suonare proprio una cornamusa, dotata di un solo bordone. Comunque fino al XVII secolo le fonti iconografiche scozzesi sono piuttosto scarne.

 

 

Le poche informazioni su quel periodo che ricaviamo dall’iconografia riguardano principalmente la struttura dello strumento, che fino alla metà del XVII secolo presentava un solo bordone. Nella seconda metà del XVII secolo sembra essere stato aggiunto il secondo bordone e pochi decenni dopo, agli inizi del XVIII, il terzo, dando così allo strumento un aspetto simile a quello attuale.

 

Le poche altre cose che sappiamo prima del XVII secolo riguardano il fatto che ogni capoclan aveva alle proprie dipendenze uno o più piper professionisti, il cui compito era accompagnare musicalmente ogni aspetto della vita del clan, dai matrimoni ai funerali, dai raduni alle battaglie e via dicendo. Spesso questo ruolo, che corrispondeva a un vero e proprio titolo, era ereditario, e il piper veniva considerato secondo solo al capoclan nella scala gerarchica (bei tempi quelli…!).

Si ebbero così vere e proprie dinastie di piper ereditari. Un celebre esempio è rappresentato dalla famiglia MacCrimmon, pipers del Clan MacLeod of Skye.

I MacCrimmon ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica per cornamusa in senso moderno almeno a partire dal XVII secolo, se non da prima, e sono anche legati a doppio filo alla nascita del Piobaireachd. Altre famosissime dinastie di piper furono i MacArthur del Clan MacDonald of Sleat, i MacGregor del Clan Campbell of Glenlyon e i Rankins del Clan MacLean of Coll, Duart and Mull.

 

Culloden Moor
Il campo di battaglia di Culloden Moor

A partire dal 1746 si ebbe una svolta decisiva, però in senso negativo: dopo la disastrosa sconfitta dell’esercito giacobita sul campo di battaglia di Culloden Moor, vicino a Inverness, gli inglesi vietarono agli scozzesi di far uso di qualunque cosa riguardasse la loro identità nazionale. Furono quindi banditi il tartan e il kilt, fu vietato portare armi e, ovviamente, anche la cornamusa venne guardata con sospetto, fatta eccezione per i reggimenti scozzesi inquadrati nell’esercito britannico.

 

Rough Castle Fort Bagpipes
Pannello nei pressi del Rough Castle Fort, dove tra le altre cose viene citata anche la competizione del 1781

Solamente nel 1781 venne finalmente organizzata nei pressi di Falkirk la prima competizione legale per cornamusa, grazie agli sforzi della Highland Society of London che nel frattempo si stava battendo per l’annullamento del bando. Teatro della gara fu il Rough Castle Fort, ovvero quanto resta di un forte romano costruito lungo il Vallo di Antonino. Falkirk venne scelta perché si trova in una posizione geografica a metà strada tra le Highlands e le Lowlands ed è quindi rappresentativa di tutta la nazione. Malgrado questa competizione il bando venne tolto solamente nel luglio dell’anno seguente, quindi nel 1782. Finalmente la cornamusa poté tornare a far sentire la sua possente voce per le verdi vallate e sulle desolate scogliere della Scozia.

 

 

Fiorirono varie scuole, e la Great Highland Bagpipe visse una seconda giovinezza prendendo sempre più piede anche all’interno dell’esercito britannico, dove ogni reggimento scozzese aveva in organico già da tempo almeno un piper. Fu proprio grazie all’esercito e alle colonie di Sua Maestà che la cornamusa scozzese venne esportata in mezzo mondo. Per volontà della regina Vittoria, notoriamente innamoratissima della Scozia (e come darle torto…), verso la metà del XIX secolo nacquero le prime pipe band, che videro la luce in ambiente militare ma che vennero presto assimilate anche dalla società civile. E fu sempre Vittoria nel 1843 a volere per sé un piper personale, una tradizione che continua nella monarchia britannica ancora ai giorni nostri. Anche la regina Elisabetta II ha infatti alle proprie dipendenze un piper personale, il cosiddetto “Piper to the Sovereign” o “Queen’s Piper”. Si tratta del più alto incarico che possa essere assegnato a un piper in servizio nelle forze armate; il suo compito è suonare ogni mattina alle nove in punto sotto le finestre della regina, per circa quindici minuti.

 

Tornando alla storia dello strumento, il periodo delle due guerre mondiali fu particolarmente duro per i suonatori di cornamusa. Durante il primo conflitto l’esercito britannico mantenne infatti l’antica consuetudine di mandare avanti i piper sui campi di battaglia per infondere coraggio nelle truppe, senza dar loro la benché minima possibilità di difendersi. Fu una carneficina: alla fine della guerra si contarono più di mille piper caduti in combattimento, sui circa duemilacinquecento che presero parte alle operazioni belliche. Già verso il termine del conflitto, e poi con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, si decise allora di esonerare i piper dai combattimenti per lasciarli nelle retrovie.

 

Orobian Pipe Band Bill Millin Normandia
Una rappresentanza dell’Orobian Pipe Band a Colleville-Montgomery, in Normandia, sotto la statua dedicata a Bill Millin

Uno dei pochi a prendere attivamente parte agli scontri fu il celebre piper Bill Millin, che sbarcò su Sword Beach il 6 giugno del 1944 durante il D-Day e al quale è intitolata la nostra sala prove. Conosciuto anche come Piper Bill, il nostro era il piper personale di Simon Fraser, il XV Lord Lovat, che decise di impiegarlo in battaglia malgrado il divieto con una famosa frase: “Si tratta di un ordine inglese, ma tu e io siamo scozzesi. La cosa non ci riguarda!”. Bill Millin sbarcò quindi sotto il fuoco dei tedeschi e per tutta la giornata percorse la spiaggia in lungo e in largo suonando “The Road to the Isles”“Highland Laddie” e “All The Blue Bonnets Are Over The Border”, infondendo coraggio nei compagni e riuscendo a salvarsi miracolosamente.

 

Bill Millin John Millin Orobian Pipe Band
L’intitolazione a Bill Millin della nostra sala prove, alla presenza di John Millin, figlio di Bill

Quando a sera chiese ad alcuni prigionieri tedeschi perché non gli avessero sparato si sentì rispondere che pensavano semplicemente che fosse impazzito, e che quindi non valeva la pena sprecare proiettili con lui. Solo un pazzo infatti, secondo loro, avrebbe potuto continuare a suonare in mezzo a quell’inferno. Piper Bill si è spento il 17 agosto del 2010 all’età di 88 anni. L’8 giugno del 2013 a Colleville-Montgomery è stata inaugurata una splendida statua dedicata a questo eroe, alla presenza di alcuni reduci del D-Day e di numerose pipe band provenienti da vari Paesi, inclusi alcuni rappresentanti dell’Orobian Pipe Band.

 

World Pipe Band Championships
Un momento dei World Pipe Band Championships di alcuni anni fa

Durante quanto rimaneva del XX secolo vennero migliorate le potenzialità dello strumento, soprattutto rendendone l’intonazione decisamente più stabile rispetto al passato, una tendenza che fortunatamente continua ancora oggi. Accanto ai progressi costruttivi si è inoltre col tempo sviluppato un sistema altamente competitivo, sia a livello solistico che di ensemble. In tutto il mondo si svolgono oggi competizioni aperte sia ai dilettanti che ai professionisti, naturalmente suddivisi in categorie che tengono conto del livello di abilità. A questo proposito vi consiglio di provare a seguire almeno una volta nella vita i World Pipe Band Championships, cioè i campionati mondiali di pipe band che si tengono ogni anno al Glasgow Green, generalmente nel secondo o nel terzo weekend di agosto. Vi partecipano bande di ogni livello provenienti da vari Paesi e ogni anno è uno spettacolo davvero unico!

 

Per finire, accanto alle bande da competizione esiste anche un considerevole numero di bande cosiddette “sociali”, il cui scopo non è partecipare a competizioni ma semplicemente suonare per divertirsi e per passare qualche ora piacevole in compagnia di amici. Dopo attenta riflessione ci viene da affermare che alla fine con ogni probabilità hanno ragione loro: la musica non dovrebbe essere una gara, per quello c’è già lo sport! Suonare dovrebbe essere invece il piacere di esprimere sé stessi attraverso uno strumento musicale, senza la tipica “ansia da prestazione” che inevitabilmente affligge chi si dedica all’agonismo!